La letteratura al tempo del respiro
Nat Russo Communication · I nostri libri
La letteratura al tempo del respiro
In Scrittura creativa e oralità. Dal racconto al podcast, Nat Russo attraversa la lunga storia della parola detta e ne mette alla prova le possibilità contemporanee. Dalla pagina al microfono cambia il modo di raccontare, ma cambia anche il tempo concesso a chi ascolta per immaginare.
Una ragazza legge una lettera sul marciapiede. In piazza, un vecchio segue con lo sguardo il volo di un gabbiano. Nella prima versione del brano, le due immagini scorrono dentro un periodo disteso, insieme al calore delle strade e all’odore di pane e benzina. Nella versione destinata all’ascolto, le frasi si accorciano, la voce si abbassa sulla lettera e una pausa più lunga separa il volo del gabbiano dal riaffiorare della memoria. La scena è la stessa. Cambia il momento in cui chi ascolta può fermarsi dentro un’immagine, prima che la voce lo conduca alla successiva.
Questo esercizio, nel capitolo Scrivere per essere ascoltati, condensa il motivo per cui vale la pena leggere il libro di Nat Russo. Portare un testo alla voce comporta una serie di scelte letterarie. Dove lasciar cadere l’accento, quanto a lungo trattenere il silenzio, quale immagine affidare per ultima alla memoria di chi ascolta. Sono decisioni che riguardano l’interpretazione e che possono risalire fino alla composizione della frase. A volte è la voce, durante una prova di lettura, a rivelare allo scrittore che l’ordine delle parole sulla pagina va ripensato.
Una memoria più antica della pagina
Il sottotitolo Dal racconto al podcast annuncia un itinerario che attraversa i mezzi di comunicazione senza ridursi alla loro successione. Gli aedi, i rapsodi e i cantastorie ricordano che una storia può trovare la propria forma davanti a chi la ascolta, attraverso il ritmo, la ripetizione e la capacità di dare rilievo a un passaggio. Il richiamo al Cunto di Ulisse di Mimmo Cuticchio rende percepibile quella tradizione. Nella figura del narratore che tiene insieme parola, gesto e cadenza, l’eredità dell’oralità è ancora una pratica artistica.
Russo riprende da Walter J. Ong la distinzione fra oralità primaria e secondaria. Nella prima, in assenza della scrittura, la memoria e la parola pronunciata sostengono la trasmissione del sapere. Nella seconda, la voce torna a occupare uno spazio centrale dentro società alfabetizzate, attraverso mezzi che consentono di registrarla e diffonderla. L’accostamento fa emergere anche una distanza. Chi racconta davanti a un pubblico può avvertire una distrazione, prolungare una pausa, cambiare passo. Una voce registrata raggiunge ascoltatori lontani, in tempi diversi, e deve immaginare le loro reazioni già nel momento in cui scrive o monta il racconto.
La novità sta anche in questa distanza. Un podcast può far tornare una voce a puntate, accostare testimonianze lontane nel tempo, rendere riconoscibile un luogo prima ancora di nominarlo. L’ascolto è spesso solitario, eppure conserva qualcosa dell’indirizzo personale della parola detta. Una voce sembra rivolgersi proprio a noi, anche quando sappiamo che altri la ascolteranno nelle circostanze più diverse.
La voce si prepara sulla pagina
La struttura in tre parti dà al volume la forma di un corso che via via allarga il proprio campo. La prima parte attraversa poesia, poemetto, racconto breve, fiaba e romanzo, poi si sofferma sul punto di vista e sulla riscrittura. Il diario sensoriale dei primi esercizi chiede, fra le altre cose, di annotare i suoni di un luogo quotidiano. È un compito semplice e rivelatore. Prima ancora di elaborare un dialogo o scegliere il tono di un narratore, chi scrive deve accorgersi di come parlano le persone, di quali rumori distinguono un ambiente e di quanto spesso un dettaglio udito sfugga a una descrizione costruita soltanto con gli occhi.
La seconda parte porta quel lavoro nel reading, nello spoken word, nel poetry slam, nella narrazione televisiva e nel podcast. Il laboratorio di sceneggiatura per un episodio di uno o due minuti obbliga a scegliere in fretta quale situazione presentare, quale domanda lasciare aperta e quale dettaglio meriti di essere udito. Nel reading, lo sguardo e la postura contribuiscono alla relazione con il pubblico. Nel podcast, il montaggio e l’ambiente sonoro possono assumere una parte del lavoro che sulla pagina spetta alla descrizione. Un audiolibro pone ancora un’altra questione, perché chi legge interpreta un testo già scritto e deve decidere quanta evidenza dare alle sue ambiguità.
I marcatori suggeriti da Russo, come «[respiro]», «[pausa lunga]» e «[abbassa la voce]», fanno somigliare il manoscritto a una partitura. Il loro interesse va oltre la comodità di chi registra. Obbligano a chiedersi se una pausa appartenga al senso della frase o serva soltanto a riprendere fiato. Anche l’invito ad accorciare i periodi funziona meglio come esercizio che come regola generale. Un periodo lungo può essere perfettamente udibile se la sintassi offre appoggi e la voce rende percepibili i passaggi. Una sequenza di frasi brevi, al contrario, può perdere tensione se ogni frase riceve lo stesso rilievo.
A chi appartiene il tempo del racconto
La terza parte, più teorica, affronta la differenza fra leggere e ascoltare. Sulla pagina il lettore può indugiare, tornare indietro, anticipare con lo sguardo. Una registrazione si può interrompere e riascoltare, ma finché procede è la voce a proporre il ritmo. Il timbro e l’intonazione possono avvicinarci a un personaggio o farci cogliere un’ironia che sulla pagina avremmo lasciato in sospeso. Possono anche risolvere troppo presto un’ambiguità. Basta pensare a una battuta pronunciata con tenerezza, oppure con sarcasmo. Le parole coincidono, ma in un caso ci fidiamo di chi le dice e nell’altro cominciamo a dubitarne.
È qui che il libro pone la domanda critica più interessante. Quando l’esecuzione diventa parte della forma letteraria? La risposta varia a seconda di ciò che il suono fa accadere. In una narrazione concepita per l’ascolto, una voce fuori campo può rivelare una presenza che il protagonista ignora. Il ritorno di uno stesso rumore può legare due tempi narrativi. Un silenzio può lasciare affiorare il dubbio che una spiegazione anticipata avrebbe chiuso. Il suono acquista valore compositivo quando modifica ciò che possiamo sapere e il momento in cui lo veniamo a sapere.
Le pagine sulla sintesi e sulla clonazione vocale estendono il discorso all’autorialità. Una voce riconoscibile può essere riprodotta e separata dalla persona che le ha dato timbro, cadenza e intenzione. Il volume invita così a distinguere il testo, la sua interpretazione e le condizioni in cui quella particolare voce viene usata. È un problema che riguarda anche l’ascoltatore, chiamato a capire quale presenza stia percependo quando una registrazione sembra restituirgli l’intimità di una persona.
Il libro, la voce e chi ascolta
Il passaggio dai laboratori alla discussione teorica è il punto in cui si avverte maggiormente l’ampiezza del progetto. Le verifiche a risposta chiusa orientano bene chi muove i primi passi, mentre i capitoli più avanzati richiedono un lettore disposto a sostare fra teoria dei media, retorica e questioni legate alla produzione audio. Il raccordo riesce meglio quando un problema di teoria può essere riportato a una prova concreta, come accade con la scena della lettera e del gabbiano. Leggendone ad alta voce le due versioni, ci si accorge di quanto una diversa distribuzione delle pause cambi la nostra attenzione.
La copertina anticipa questa pluralità con un’immagine affollata e vivace. Un microfono arancione occupa il primo piano, dietro di lui un profilo scuro porta le cuffie, e tutt’intorno si raccolgono fogli, matite, orologi e strumenti di registrazione. Il microfono cattura il primo sguardo, ma le cuffie suggeriscono il movimento complementare dell’ascoltare. Gli orologi, fra tanti oggetti, acquistano a lettura conclusa un significato particolare. Nella letteratura detta anche il tempo entra nella composizione.
Alla fine viene voglia di tornare a quella ragazza sul marciapiede. Si può leggere il brano una prima volta seguendo le indicazioni di Russo e una seconda trattenendo il silenzio in un altro punto. Per un istante il gabbiano resta in volo più a lungo, oppure il ricordo del vecchio arriva quasi senza preavviso. È un cambiamento minimo, ma basta a far sentire quanto della letteratura si decida ancora fra il respiro di chi racconta e l’attesa di chi ascolta.
Nat Russo, Scrittura creativa e oralità. Dal racconto al podcast, NatRusso Communication.
Illustrazione originale in formato 4:3. Dalla pagina aperta si leva un filo di voce, nelle cui pieghe riaffiora un antico cerchio di ascoltatori. Un microfono, in penombra, ne raccoglie l’eco.

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